Sono passati appena quindici giorni dall’insediamento di José Antonio Kast come nuovo presidente del Cile e già all’orizzonte si intravede la rinascita di una nuova stagione di lotta. Come spesso è accaduto nella storia del paese andino, sono stati gli studenti universitari e quelli delle scuole secondarie a riprendersi le piazze contro le prime misure di austerità promosse dal nuovo presidente.
Sono stati oltre 30 mila gli studenti che giovedì 26 marzo si sono mobilitati per le strade della capitale Santiago del Cile contro le inique misure economiche e sociali promosse dal nuovo governo guidato dall’ultraconservatore Kast. Le mobilitazioni, convocate dalla ACES (Asamblea Coordinadora de Estudiantes Secundarios), dalla CONFECH (Confederación de Estudiantes de Chile) e dalla Red de Solidaridad Estudiantil, hanno percorso le strade centrali della capitale con l’obiettivo di raggiungere la sede del Congreso Nacional.
Arrivati al Palacio de la Moneda è cominciata la repressione dei carabineros. Gli scontri con le barricate degli studenti a difendere il corteo e il diritto a manifestare, sono proseguiti su tutta l’Alameda fino a Plaza Baquedano, meglio conosciuta come Plaza de la Dignidad, teatro e simbolo dell’estallido social del 2019. Diversi gli studenti vittime della violenza dei carabineros e 10 quelli che, sempre secondo gli studenti sarebbero stati fermati e portati in caserma.
«La falsa austerità di questo governo – dichiarano sui social gli studenti della ACES – è solamente avarizia perché mentre chi ha di più continua a guadagnare, il popolo continua a perdere. Rifiutiamo il tentativo di aumentare la precarizzazione della nostra educazione e della nostra vita. Ci opponiamo ai suoi tagli alle gratuità per i maggiori di 30 anni, alla persecuzione ai debitori del CAE (il credito per gli studenti che necessitano di fondi per studiare), all’aumento del carburante e a tutte le misure che hanno il solo obiettivo di fare cassa sulle spalle degli studenti, dei lavoratori e delle famiglie in difficoltà di questo paese».
Da parte sua il presidente cileno José Antonio Kast ha difeso la sua decisione di scaricare l'impatto economico della guerra in Iran sulla popolazione attraverso un aumento storico dei prezzi dei carburanti, di oltre il 40% per la benzina e di oltre il 60% per il diesel.
Dopo anni in cui la protesta sociale sembrava essersi spenta anche a causa del “governo amico” di Gabriel Boric, l’insediamento dell’erede politico del dittatore Pinochet, José Antonio Kast, sembra aver risvegliato la forza dirompente degli studenti cileni. Trentamila studenti in piazza a soli quindici giorni dall’insediamento di Kast sono un successo che gli studenti rivendicano con orgoglio.
«Ci sembra magnifico – ha dichiarato la portavoce dell’ACES – che molte scuole, molti studenti e molte comunas abbiano aderito a questa mobilitazione. Perché come studenti e famiglia non possiamo permettere che questo governo continui a colpirci a noi come studenti, siamo stanchi sono sempre l’educazione e la salute che pagano il conto a los de arriba».
«Come studenti – hanno proseguito i portavoce studenteschi – siamo scesi in strada per rifiutare l’annuncio del governo di Kast di tagli diretti alla salute, all’educazione e al diritto all’abitare. Rifiutiamo che con la scusa dell’austerità vengano tagliati i nostri diritti sociali quando noi come studenti sappiamo che il problema in questo paese non è la mancanza di risorse ma chi le ha già. Continueremo a tenere alta la bandiera del movimento studentesco per i diritti degli studenti. L’aumento del combustibile è solo un esempio di come il governo continui a beneficiare i grandi imprenditori mentre noi come popolo continuiamo a rimetterci».
Kast è avvisato, la bandiera studentesca ha ripreso a sventolare forte per le strade di Santiago…
Foto di copertina: ACES