La carovana migrante “Genesis”, in cerca del sogno… messicano


Sono partiti all’alba del 24 marzo dal Parque Bicentenario di Tapachula in circa cinquecento migranti in prevalenza provenienti da Haiti con l'obiettivo di raggiungere il sogno… messicano. La prima carovana del 2026, denominata dagli stessi migranti “Genesis”, è partita per scappare dal “carcere” a cielo aperto di Tapachula, la tristemente famosa città di confine con il Guatemala dove vengono bloccati tutti i migranti provenienti dal Sud America o dalle isole caraibiche.

La novità che salta subito all’occhio, a differenza degli anni passati, è l’obiettivo della carovana: le politiche razziste di Trump in materia di accoglienza, i continui rastrellamenti nelle città statunitensi, hanno avuto l’effetto desiderato ed ora chi fugge dai cambiamenti climatici, dalla violenza e dalla miseria dei propri territori in cerca di costruirsi un futuro migliore, non aspira più a raggiungere il sogno americano ma quello messicano.

I migranti che compongono la carovana Genesis hanno infatti l’obiettivo di raggiungere Città del Messico o le regioni a nord dove sperano di ottenere i documenti, trovare un lavoro e in generale migliori condizioni di vita per sé stessi e per le proprie famiglie. Diario del Sur riporta le parole di Luis, migrante venezuelano: «Non chiediamo che ci diano soldi, ma che ci permettano di avanzare verso il centro del Paese, dal momento che non vogliamo cercare di raggiungere il sogno americano ma di stabilirci in Messico e ottenere migliori condizioni di vita».

La vita a Tapachula non è facile per chi migra: la negligenza e il consapevole dilatare dei tempi della COMAR (la Comisión Mexicana de Ayuda a Refugiados) per ottenere i documenti hanno convinto i migranti ad organizzarsi per sfuggire da una situazione che li vede costretti a sopravvivere in città, in costante pericolo, senza poter lavorare e senza poter andarsene ed aiutati solamente dal buon cuore dei residenti e delle organizzazioni che sostengono i migranti.

Per questo motivo si è formata la carovana Genesis. La prima tappa è stata come quasi sempre accade il municipio di Huixtla, a 45 km da Tapachula, dove il gruppo è arrivato dopo 7 ore di camminata ed è stato accolto dal personale di salute della città, dal momento che moltissimi migranti hanno dovuto ricorrere alle cure mediche per disidratazione, colpi di calore e vesciche ai piedi.

Dopo aver riposato a Huixtla, la carovana è ripartita e sabato 4 aprile è arrivata nel municipio di Pijijiapan, sempre percorrendo la carretera costera, dove i migranti hanno sperato invano di ottenere i documenti promessi dalle autorità. Qui un gruppo di migranti, in maggioranza provenienti dall’Honduras, stanco di aspettare si è avvantaggiato e ha raggiunto la città di Tonalá, una delle ultime città prima di arrivare nello stato di Oaxaca, dove il gruppo ha intenzione di prendere il treno interoceanico per raggiungere il nord più velocemente.

Come spesso accade, con il passare dei giorni e della stanchezza, le carovane si sfaldano e i rapporti tra i membri diventano più tesi: crescono i conflitti tra chi è più stanco e rimane indietro a riposarsi, e chi ha più energie e prosegue in gruppi più ristretti, di solito composti da persone dalla stessa provenienza geografica. Per molti migranti infatti le carovane sono un'opportunità per scappare dalla città-carcere di Tapachula in sicurezza: fuori di lì però ognuno si costruisce da solo il proprio "sogno messicano".

Foto di copertina Edgar H. Clemente
Nuova Vecchia