Una grande giornata di mobilitazione nazionale si è svolta giovedì scorso in tutta l’Argentina. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere l’attuazione della Legge sul Finanziamento Universitario - disattesa da oltre un anno dal governo Milei – e contro il Decreto di Necessità e Urgenza (DNU) 70/2023. Nella capitale Buenos Aires si è registrata un’affluenza di circa 500 mila persone, ma grandi manifestazioni si sono svolte anche a Córdoba, Mendoza, Rosario e San Miguel de Tucúman.
La quinta Marcia Federale Universitaria è stata lanciata congiuntamente da tutto il settore accademico, studenti, docenti e consigli dei rettori per fare pressione sul governo di Milei affinché sblocchi l’attuazione della legge sul finanziamento universitario, tenuta sotto scacco a causa delle manovre dell’esecutivo.
La normativa sul finanziamento universitario, approvata da entrambe le Camere, era infatti entrata in vigore nell’agosto 2025. Il presidente Milei ha tuttavia posto il veto sul provvedimento rifiutando di stanziarne i fondi per la sua reale applicazione. La legge prevede, tra le altre cose, l'adeguamento automatico all'inflazione dei salari dei docenti e delle borse di studio; una misura che la presidenza respinge sostenendo che violerebbe l'obiettivo economico del "deficit zero".
A sostegno della lotta del comparto universitario è intervenuta anche la Corte Suprema che, dando ragione al ricorso del Consejo Interuniversitario Nacional (CIN), ha intimato al governo di provvedere immediatamente alla sua attuazione.
La riforma universitaria non è stata l’unico obiettivo della giornata. Proprio mentre migliaia di persone manifestavano in strada, al Congresso era stata indetta un’importante sessione speciale sul Decreto di Necessità e Urgenza 70/2023 il maxi-decreto con il quale il governo Milei ha avviato la deregolamentazione economica e lo smantellamento dello Stato sociale. Ancora una volta, tuttavia, il governo è riuscito a blindare il decreto: il voto per il rigetto definitivo del provvedimento è saltato per la mancanza del quorum di soli 8 deputati, generando ulteriore malcontento tra i manifestanti.
Alla giornata di mobilitazione si è aggiunto anche il settore legato alla difesa dei diritti delle persone con disabilità. Le famiglie e le associazioni denunciano come il governo abbia sensibilmente tagliato, e in alcuni casi azzerato, i fondi destinati alle terapie. Tali tagli hanno causato la sospensione dei servizi essenziali per migliaia di persone e il contestuale blocco dell'aumento delle pensioni di invalidità
A Buenos Aires la marcia si è svolta pacificamente per gran parte della giornata ma quando gli studenti si sono avvicinati alla zona rossa per raggiungere il Congresso, è partita la brutale repressione da parte della Gendarmeria e della Polizia Federale. Secondo le denunce delle organizzazioni di difesa dei diritti umani, le forze armate hanno sparato oltre 120 gas lacrimogeni, centinaia di colpi con proiettili di gomma, utilizzato gas urticanti e gli idranti.
Sempre secondo le denunce raccolte, più di 550 manifestanti sono stati colpiti dai gas chimici e dai proiettili di gomma sparati ad altezza uomo e indiscriminatamente verso i dimostranti. La repressione non ha colpito solo chi protestava. La Comisión Provincial por la Memoria denuncia infatti che «tra i colpiti ci sono 16 membri del nostro team di monitoraggio e due del Mecanismo Local de Prevención de la Tortura, circa 50 lavoratrici e lavoratori della stampa che coprivano la marcia e almeno 20 membri di CEPA Argentina – organizzazione di soccorso – e delle postazioni sanitarie che assistevano le vittime.
Tra le vittime degli operatori della stampa anche Guido Piotrkowski, fotografo di Pagina12 che ha raccontato così l’episodio di violenza subito: «Stavamo coprendo, come sempre, la marcia. E come al solito, è iniziata la repressione, che non possiamo più normalizzare. A un certo punto è caduta una recinzione e un agente della Polizia Federale, invece di sollevarla, si è sporto e ha iniziato a sparare. Ho iniziato a fare foto – prosegue nel suo racconto il fotografo – e il tipo mi ha sparato. Diretto. Per fortuna non era così vicino. Per fortuna non ha mirato un po' più in alto, o l'ha fatto, e ha sbagliato. Perché qualche centimetro più in alto c’era il volto. E non so cosa sarebbe successo».
La mobilitazione si è chiusa con 31 persone arrestate, tra le quali figurano due minorenni. Come riportato dalla testata La Izquierda Diario, i due minori e altri due manifestanti sono già stati rilasciati nelle ore successive. Tutti gli altri fermati sono stati denunciati penalmente con le gravi accuse di resistenza a pubblico ufficiale e attentato all’ordine costituzionale, e rimangono attualmente in attesa dei provvedimenti giudiziari.
A tener il banco delle polemiche post-manifestazione anche il solito tema degli infiltrati delle forze dell’ordine tra i manifestanti, che sicuramente ci sono stati ma che riducono ancora una volta la potenza della mobilitazione a una sterile protesta sulla violenza, indebolendo o oscurando la resistenza, che con gran sacrificio de los pibes de Argentina, si sta facendo largo nelle piazze.
Pubblicato in Global Project
