“El Tri” vince all’esordio mondiale, ma il Messico continua a perdere sui diritti

Due a zero al Sudafrica, un gol in apertura di Quiñones e il raddoppio a metà secondo tempo di Jimenez per un risultato mai in discussione che ha fatto esplodere di gioia il vecchio e glorioso stadio Azteca, al suo terzo mondiale, tirato a lustro per l’occasione. Inizia così il Campionato del Mondo di calcio 2026, quello che vede come organizzatori Canada, Stati Uniti e Messico appunto. 

Come in ogni grande evento che si rispetti, luccicano gli occhi per la sfarzosa cerimonia: il richiamo alle tradizioni preispaniche per celebrare la cultura nordamericana, le esibizioni di artisti internazionali come Shakira, Maná e Bocelli e la sfilata delle “leggende” del calcio che fu. E poi si comincia. Prima del calcio d’inizio il boss del calcio mondiale Infantino mette in mostra la Coppa del Mondo che, per la prima volta, 48 squadre cercheranno di conquistare. I fumogeni tricolori sono il preludio all’entrata delle squadre in campo e della prima grande gioia per il popolo messicano.

Questo il racconto ufficiale, patinato, che parla esclusivamente di sport, di una partita fuori da ogni contesto sociale, come vuole il football business e come probabilmente gradiscono Infantino e il suo amico Trump. Ma fuori dallo stadio Azteca non è stata propriamente una festa e i fumogeni, quelli puzzolenti che ti bruciano la gola e ti fanno lacrimare gli occhi, li hanno sparati i poliziotti contro migliaia di manifestanti che in questo grande evento vedono solo una messinscena che copre tutte le calaveras del Messico.

Famiglie “cercatrici” (di desparecidos), i maestri dello storico sindacato della CNTE, collettivi contro la gentrificazione di Città del Messico, attivisti e cittadini si sono ritrovati fin dal mattino per protestare contro un mondiale che toglie risorse ai gravi problemi del Paese. Il microsito Fuera de lugar di Desinformemonos riporta il messaggio simbolo di questa protesta pronunciato da María Isabel Rendón, del Collettivo Mariposas Buscando Corazones y Justicia Nacional: «Invece di spendere così tanto per un Mondiale, che diano risorse a noi madri cercatrici per individuare i nostri figli, i nostri fratelli, i nostri mariti».

Desaparecidos. Secondo le stime ufficiali sono 134 mila le persone scomparse forzatamente, ma sono molte di più se si considerano tutte le persone che non hanno denunciato la scomparsa di amici o familiari per paura o di quelle, come i migranti, che sono persone “invisibili”, di cui nessuno sa niente perché costrette ad entrare clandestinamente nel Paese per via di leggi ingiuste.

Anche i maestri hanno le loro ragioni per manifestare e lo stanno facendo da 18 giorni, da quando hanno indetto uno sciopero nazionale ad oltranza contro la legge ISSSTE 2007 che privatizza le pensioni dei dipendenti statali e che la presidente Sheinbaum aveva promesso di cancellare in campagna elettorale. Per loro, da 18 giorni, solo repressione malgrado abbiano chiesto ripetutamente un dialogo con il governo.

E poi ci sono i collettivi di cittadini e attivisti che lottano contro le conseguenze nefaste che il carrozzone grandi eventi porta con sé in ogni angolo del pianeta: il rischio di progetti immobiliari speculativi che sgomberano i residenti, l’utilizzo di fondi pubblici per nascondere sotto il tappeto rosso dei Mondiali le migliaia di calaveras sparse a migliaia in tutto il Paese e far vedere un Messico ripulito ai turisti del pallone e infine l’inevitabile aumento dei prezzi dei beni di consumo.

Il centro delle proteste è avvenuto nelle vicinanze dello stadio Azteca dove i manifestanti hanno sfidato i cordoni della polizia tra la Calzada de Tlalpan e l’Avenida del Iman con l’obiettivo di bloccare l’ingresso dei tifosi allo stadio e mettere in risalto le proprie rivendicazioni. Il corteo, che secondo i media locali sarebbe stato composto da circa due mila persone, è stato però bloccato non distante dallo stadio e caricato da almeno 300 agenti in tenuta antisommossa.

Negli scontri che si sono susseguiti, gli agenti hanno fatto cadere una pioggia di gas lacrimogeni sui manifestanti che sono stati costretti ad indietreggiare. Nonostante questo la loro azione è riuscita a paralizzare il traffico della capitale per ore e a far ritardare l’ingresso dei tifosi nello stadio. Il bilancio della repressione, secondo la Red Trinacional Antimundial, è di almeno due persone ferite, di cui uno colpito alla testa da un lacrimogeno e di altre otto persone arrestate dagli agenti.

I gol di Quiñones e Jimenez avranno forse chiuso i conti della partita col Sudafrica e fatto esplodere di gioia lo stadio Azteca. Ma fuori da quello stesso stadio, migliaia di persone continuano a lottare per non perdere la partita per i diritti e contro la violenza di Stato. Perché sotto il tappeto rosso dei mondiali, i problemi continuano a rimanere irrisolti.
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