Oltre millecinquecento persone ferite e altre 29 arrestate dalle forze dell’ordine. È il gravissimo bilancio della brutale repressione ordinata dal governo dell’ultradestra di Milei nei confronti dell’imponente mobilitazione di giovedì 6 agosto nella capitale Buenos Aires contro la famigerata Ley de Inviolabilidad de la Propriedad Privada. Tuttavia, nemmeno la repressione ha potuto fermare la volontà popolare e il Congresso è stato “costretto” dalla pressione popolare a respingere parzialmente la legge, decretando la vittoria della “calle” e una bruciante sconfitta per il presidente Milei.
La cronaca parla di oltre sei ore di scontri di piazza o per meglio dire di brutale repressione. Sei ore in cui quattro forze di polizia si sono accanite sui manifestanti che pacificamente avevano circondato il Congresso dove era in corso la votazione sulla legge contestata. Fin da subito Polizia Federale, Gendarmeria Nazionale, Guardia Costiera e Polizia Municipale hanno utilizzato gli idranti per disperdere la folla, seguiti da una pioggia di lacrimogeni e da proiettili di gomma, sparati e poi raccolti per “nascondere” le prove del loro agire violento.
Centinaia di persone sono state medicate presso i centri di primo soccorso per ferite da proiettili di gomma, irritazioni agli occhi e problemi respiratori e altre 29 sono state arbitrariamente arrestate con la pesante accusa di “attacco all’ordine costituzionale e alla vita democratica”.
Le forti pressioni di piazza hanno fatto da volano alla mancanza di sostegno parlamentare alla legge sulla proprietà privata, decretandone il parziale respingimento. L’obiettivo del governo era quello di eliminare praticamente tutte le restrizioni all’acquisto di terreni da parte degli stranieri e di modificare la Ley de Manejo de Incendios che tutela i terreni incendiati e che invece, se fosse passata la proposta del governo, avrebbe permesso un continuo “ecocidio”, favorendo gli incendi dolosi e i cambi di destinazione d’uso delle aree coinvolte.
Di fronte a una situazione che rischiava di sfuggire di mano, il governo ha fatto dunque marcia indietro su questi due punti ma è riuscito comunque a far approvare dai senatori e per soli 4 voti gli altri capitoli della legge che sanciscono alcuni punti importanti, tra i quali le norme che facilitano gli sfratti sommari, nuove limitazioni per le espropriazioni e le riforme sulla regolarizzazione immobiliare che rafforzano la speculazione immobiliare.
La mobilitazione del 6 agosto e la vittoria della piazza riaccende un Paese che sembrava dominato dalla propaganda mileista. Un’analisi interessante dei motivi che hanno riacceso la fiammella della resistenza la danno l’avvocato ambientalista Guido Viale e la filosofa femminista Maristella Svampa su El Diario Argentino. Secondo i due attivisti, due sono i principali motivi che sono stati determinanti per arrivare a questo punto di flessione: l’effetto bandiera delle Malvinas e le lotte socioambientali.
La vittoria della nazionale argentina nella semifinale mondiale contro l’Inghilterra e lo srotolamento dello striscione “Las Malvinas son argentinas” sono state un collante sociale capace di diventare simbolo e porre domande scomode: «¿Se le Malvinas sono argentine, non lo sono forse i nostri fiumi, le nostre risorse naturali e le nostre terre ora sul punto di essere alienati o già svenduti? […] “L'effetto bandiera delle Malvinas” ha portato nuove aree di ribellione e portato l'intensità della società argentina altrove, stabilendo una catena di equivalenze o significati attorno a terra e territorio, concepiti come una congiunzione di sovranità nazionale e beni comuni».
Il secondo punto centrale secondo Viale e Svampa sono le lotte socioambientali: «Senza dubbio, le basi di questa grande vittoria popolare sono l'intera dinamica della resistenza territoriale alla modifica della Ley de Glaciares. Così, tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, l'importanza di difendere le nostre riserve idriche ha guadagnato sempre più visibilità mediatica e popolarità».
Noi argentini, concludono i due autori, «siamo un laboratorio di disuguaglianze, nelle mani dell'ultradestra locale, nella sua subordinazione coloniale agli Stati Uniti e ai tecno-magnati fascisti che disprezzano apertamente la democrazia. Ma forse siamo anche un laboratorio per la resistenza collettiva e la creazione di altri progetti di società».
Ora la palla passa alla Camera dei Deputati ma la resistenza di questi giorni ha aperto uno scenario molto interessante che potrebbe condurre al respingimento completo della legge.
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