Caos elezioni in Colombia: de la Espriella si proclama vincitore e Cepeda denuncia brogli e annuncia ricorsi.

Come anche nelle recenti elezioni peruviane, anche in Colombia, la giornata elettorale lascia uno strascico di caos e tensioni. Il conteggio preliminare vede prevalere de la Espriella per poco più di 250 mila voti: il candidato di estrema destra si autoproclama presidente sotto la protezione di Trump mentre Iván Cepeda, l’erede politico del presidente Gustavo Petro, denuncia brogli e presenta il ricorso in trentatré mila seggi.

Testa a testa doveva essere e testa a testa è stato. Secondo i dati preliminari pubblicati dalla Registraduría Nacional, Abelardo de la Espriella ha ottenuto 12.959.542 voti (49,66 %) mentre Iván Cepeda ha ottenuto 12.708.712 (48,70%), con una differenza tra i due di appena 250.830 voti pari allo 0,96%. Molti anche i voti in bianco (426 mila circa) e quelli nulli (220 mila circa) con una percentuale di partecipazione al voto del 63,60%: degli oltre 41 milioni di aventi diritto, sono 26 milioni i colombiani che hanno esercitato il diritto di voto.

La pubblicazione dei risultati preliminari, come detto, ha fatto scatenare la tensione in tutto il Paese: il trumpiano de la Espriella non ha aspettato nemmeno la fine del conteggio per autoproclamarsi il vincitore annunciando anche il riconoscimento proprio di Trump e nonostante la stessa Registraduría Nacional avesse dichiarato il “pareggio tecnico” tra i due contendenti rimandando la proclamazione del nuovo presidente.

Dall’altra parte Iván Cepeda, sostenuto dal presidente Petro, ha lanciato un appello alla calma ma ha anche affermato che i dati preliminari non sono vincolanti legalmente e che riconoscerà solamente i dati ufficiali quando l’organo elettorale li pubblicherà: «invito il popolo colombiano a mantenere serenità, calma e prudenza, ma anche la fermezza nel conteggio voto a voto per definire il secondo turno delle elezioni presidenziali» ha dichiarato Cepeda annunciando anche il ricorso su trentatré mila seggi: un elemento importante in ottica risultati ufficiali, dal momento che nelle ultime legislative il processo di conteggio ufficiale dei voti ha permesso di recuperarne oltre 400 mila.

A completare il caotico quadro istituzionale, anche le denunce di brogli: il portale Colombia Informa riporta che il MOE (la Missione di Osservazione Elettorale) «ha segnalato 309 anomali in 25 dipartimenti riportando come il 32,4% delle segnalazioni riguardi violazioni della libertà di voto, tra cui la presunta compravendita di voti e la coercizione degli elettori attraverso la distribuzione di denaro o beni […]. Il MOE ha inoltre segnalato irregolarità da parte dei funzionari dei seggi elettorali (21% delle segnalazioni) e attività di propaganda illegale nei pressi dei seggi (22,6%)».

Di conseguenza, anche nelle strade è scoppiata la tensione: manifestazioni spontanee si sono date nella capitale Bogotá e nelle principali città del paese a difesa del voto popolare e contro i presunti brogli denunciati nel corso della giornata elettorale. Molte le proteste pacifiche ma ci sono stati anche momenti di tensione e scontri con la polizia. Gli scontri più duri sono avvenuti a Cali, capoluogo del dipartimento di Valle del Cauca, dove l’UNDMO (la ex famigerata ESMAD), è intervenuta duramente per reprimere le proteste contro de la Espriella.

La Colombia è a un bivio cruciale per il suo futuro: da una parte la continuità con il progetto dell’Alianza por la Vida dell’attuale governo, un progetto che, pur con tutti i limiti e gli errori parla di giustizia sociale, transizione energetica, pace e fine del paramilitarismo. Dall’altra il progetto di “morte” di de la Espriella, un progetto che pur se nelle dichiarazioni si discosta, è figlio dell’uribismo che ha portato la Colombia in una grave crisi umanitaria, grazie all’alleanza tra politica, narco e paramilitarismo.

«Non è nemmeno vero quel racconto trionfalista che “l'uribismo è stato sconfitto” – sostiene Jonathan Camargo, docente e attivista del Congreso de los Pueblos - con il nefasto della Espriella vince l'uribismo, il paramilitarismo e tutti i clan politici regionali che alimentano le mafie criminali locali, vince il sionismo, i neonazisti e la “gente per bene”. Esistono, si rafforzano e dobbiamo combatterli.

Sebbene i risultati non siano quelli sperati e il futuro si prospetta tutt’altro che roseo, non va sottovalutato quanto sia riuscita a fare la Alianza por la Vida in questo ballottaggio: partendo da una situazione di svantaggio, in queste settimane di campagna elettorale dopo il primo turno, Cepeda è riuscito non solo a recuperare il gap ma anche a superare il precedente record di 11,2 milioni di voti raccolti da Petro nel ballottaggio del 2022.

Qualora anche il conteggio ufficiale dovesse riconoscere la vittoria di de la Espriella, è una base importante da cui ripartire e resistere perché, come sostiene sempre Camargo, «non ci hanno sconfitti, continueremo a combattere con la forza degli oppressi».

¡Solo el pueblo salva el pueblo!

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