Lula presidente, la democrazia brasiliana è salva

La democrazia brasiliana è salva: in una giornata storica, Lula compie una straordinaria rimonta, riesce a farsi rieleggere presidente per il suo quarto mandato complessivo sconfiggendo Flávio Bolsonaro e ponendo un freno fondamentale alle pressioni geopolitiche nordamericane nel continente.

Sarà ricordato a lungo questo 25 ottobre 2026, il giorno in cui Luiz Inácio Lula da Silva ha fermato l'avanzata della destra radicale nel continente americano. Se non si è trattato di un miracolo politico, poco ci manca: dopo aver chiuso in svantaggio il primo turno, nelle tre settimane di campagna elettorale che hanno preceduto il ballottaggio il presidente è riuscito nell’impresa di recuperare lo scarto iniziale e di conquistare un margine decisivo.

Al termine dello spoglio, infatti, i voti per Lula sono stati 64 milioni e duecentomila contro i 59 milioni e ottocentomila di Flávio Bolsonaro, mentre i voti bianchi e nulli sono diminuiti sensibilmente rispetto al primo turno, scendendo da quasi sei milioni a poco più di quattro milioni.

Il risultato ha ribaltato i pronostici iniziali: alla vigilia molti davano per favorita l'opposizione bolsonarista, anche se i sondaggi delle ultime settimane avevano mostrato una fotografia incerta, con il distacco tra i due contendenti che via via si era andato assottigliandosi fino a prospettare un pareggio tecnico.

Tra i motivi che hanno influito in maniera determinante sul risultato va segnalata sicuramente l’approvazione, a ridosso del voto, della storica riforma costituzionale che introduce la settimana lavorativa di cinque giorni. Ma ancora più importante è stata la capacità di mobilitazione della base di Lula, che in queste settimane si è riversata nelle strade del Paese per un capillare lavoro di convincimento degli indecisi e di chi aveva scelto altri candidati al primo turno.

Le prime parole del presidente riconfermato sono state volte a ribadire che queste elezioni non rappresentano un successo personale o del suo partito, ma che sono state vinte «insieme al popolo brasiliano». Lula ha poi ringraziato soprattutto i giovani per essere scesi in piazza a difendere la democrazia: «Abbiamo convinto la gente che votare era estremamente importante per salvaguardare la democrazia in Brasile».

Ricordando che «il Brasile non è il cortile di nessuno», Lula ha proseguito il suo discorso: «Questa vittoria non è una destinazione, ma il rinnovamento del nostro impegno verso il Brasile, la giustizia sociale, la sovranità e la speranza per un futuro migliore per tutti. Il viaggio continua, con un impegno verso il nostro popolo ancora più forte. Grazie mille, Brasile! Questa vittoria è nostra».

Al termine della conferenza stampa Lula si è lasciato andare pure a una battuta, deridendo lo sfidante: parlando della sconfitta del Corinthians in campionato, di cui è tifoso, ha detto «sembra il Bolsonaro e perde sempre».

Al termine della conferenza stampa, Lula si è lasciato andare anche a una battuta legata al calcio ironizzando sulla sconfitta del Corinthians (la sua squadra del cuore) in campionato: «Sembra il Bolsonaro, perde sempre».

Sul fronte opposto, Flávio Bolsonaro, apparso visibilmente teso, ha annunciato l'intenzione di presentare ricorso per chiedere l'annullamento del voto. Il senatore ha accusato di parzialità la magistratura elettorale poiché il Tribunale Superiore Elettorale, ad elezioni in corso, ha prorogato di due ore la chiusura dei seggi in tutto il Paese a causa di gravi ritardi nei trasporti che rischiavano di impedire a migliaia di persone di votare. Accuse ridicole e infondate, dal momento che la decisione del giudice è arrivata a seguito di una richiesta da parte di entrambi gli schieramenti in lizza.

La vittoria di Lula è stata rapidamente riconosciuta dagli altri Paesi del continente. Al di là del netto silenzio dell'argentino Javier Milei, gli altri leader di destra della regione – dal boliviano Rodrigo Paz alla peruviana Keiko Fujimori, passando per l'ecuadoriano Noboa e perfino il colombiano Abelardo de la Espriella – si sono congratulati con Lula per via istituzionale. Più a nord, anche Donald Trump ha scelto la linea del silenzio ufficiale, evitando messaggi formali di congratulazioni.

Nonostante l’euforia del mondo progressista per l'esito delle urne, lo scenario futuro impone di rimanere coi piedi per terra. Il nuovo governo di Lula non avrà vita facile: dovrà infatti amministrare dialogando con un Congresso in cui le forze conservatrici e bolsonariste mantengono una solidissima maggioranza.

Infine, per la sinistra brasiliana, questo mandato aprirà necessariamente una riflessione sul futuro e sulla transizione della leadership. Sebbene Lula sia riuscito ancora una volta a catalizzare il voto popolare e a cambiare la vita di milioni di persone, l'orizzonte a lungo termine richiederà la costruzione di un'alternativa credibile che possa prescindere dalla figura del suo storico leader, che ha ormai superato gli 80 anni.

La partita politica resta aperta ma, per il momento, la democrazia brasiliana è salva.

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